Quello che non si vede
Sono seduto al bar, davanti a un cappuccino e a un cornetto con la ricotta.
Guardo la gente intorno a me.
Mi è sempre piaciuto osservare le persone quando non sanno di essere osservate.
Un gesto distratto, una mano che cerca il telefono, un sorriso accennato, gli occhi che per un momento si perdono altrove.
Sono piccole cose.
Ma spesso è proprio nelle piccole cose che una persona si racconta.
Da ragazzo parlavo poco e osservavo molto.
Forse sono diventato così senza nemmeno accorgermene.
Ho sempre avuto pochi amici. Pochi, ma buoni.
Non ho mai sentito il bisogno di avere tanta gente intorno. Mi sono bastate alcune persone con cui poter stare in silenzio senza sentire il bisogno di riempirlo.
Anche le donne le ho sempre guardate così.
Con curiosità.
Con attenzione.
Senza pensare di poterle capire fino in fondo.
Una donna può sorridere e avere dentro un pensiero completamente diverso.
Può parlare di una cosa mentre con gli occhi ne sta dicendo un'altra.
Può sembrare sicura e avere una fragilità che non mostra a nessuno.
E forse è proprio questo che mi ha sempre affascinato.
Non sapere tutto.
Intuire.
Fermarsi un attimo prima di pensare di aver capito.
Al tavolo accanto una donna si sistema i capelli dietro l'orecchio e continua ad ascoltare l'uomo che le sta parlando.
Non dice molto.
Ma dal modo in cui lo guarda si capisce che sta ascoltando davvero.
Poco più in là, un'altra donna ride con un'amica.
Ride forte, poi improvvisamente si ferma e abbassa gli occhi sul telefono.
Chissà cosa ha letto.
Chissà cosa sta pensando.
Non lo saprò mai.
Ed è giusto così.
Nella vita ho incontrato tante persone.
Alcune mi hanno dato molto.
Ad alcune ho dato molto io.
Altre sono passate senza lasciare quasi niente.
E qualcuna, invece, ha lasciato qualcosa che ho capito soltanto dopo.
Non faccio più bilanci.
Quello che ho dato, l'ho dato.
Quello che ho ricevuto, me lo tengo.
Il resto appartiene al tempo.
Do l'ultimo morso al cornetto.
Il cappuccino è finito.
Come sempre, dopo, il caffè lungo.
Tengo la tazzina tra le dita e guardo ancora.
Non cerco più di capire le persone.
Forse ho imparato che non è possibile.
Puoi conoscerle per anni e continuare a scoprire angoli che non avevi mai visto.
Puoi voler bene a qualcuno senza riuscire a spiegarti completamente perché.
Puoi perdere una persona e continuare, a distanza di anni, a ricordare un particolare di lei: una voce, un modo di sorridere, il gesto con cui si sistemava i capelli.
Forse è questo che mi è sempre piaciuto delle persone.
Quel poco che lasciano vedere
e tutto quello che, invece,
si intuisce soltanto.
Finisco il caffè.
Rimango ancora qualche minuto.
Non ho fretta.
Guardo le facce, ascolto qualche parola, lascio che il mondo continui a muoversi intorno a me.
Io sono sempre stato così.
Un po' in disparte.
Non per solitudine.
Perché da lì si vede meglio.
28 Seemmbre 2026
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