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Ti avrei donato

  Ti avrei donato il silenzio del mattino, quando il mondo è ancora un foglio bianco, per stenderlo sotto i tuoi passi stanchi e farti camminare sulle nuvole, senza affanno. Ti avrei donato il riflesso della luna in un bicchiere, perché tu potessi bere luce nelle notti buie e trasformare ogni tua piccola paura in una perla da custodire nel palmo della mano. Ti avrei donato l’attimo esatto in cui il fiore sboccia, quel brivido invisibile che nessuno sa guardare, per dirti che la tua bellezza non vive nel tempo che passa, ma nell’incanto eterno che sai seminare restando. Ti avrei donato l’eco di ogni mia parola taciuta, quelle nascoste tra i battiti del cuore, per farne un mantello caldo contro il freddo della vita e ricordarti, in ogni istante, che non sei mai sola. Ti avrei donato l’orizzonte dove il cielo cade nel mare, quel confine sottile in cui l’impossibile si fa carezza, perché tu potessi sentire, nell’ultima vibrazione dell’aria, che ogni mio battito...

Quando il silenzio fiorisce


 

C’era una volta, nascosta nel mare,
una conchiglia difficile da trovare.
Non si apriva mai, non faceva rumore,
eppure da dentro brillava il suo cuore.

Le onde passavano senza insistere,
i pesci la guardavano senza capire.
“È vuota,” dicevano, “non canta, non splende.
Che strana creatura, che resta silente.”

Ma dentro la conchiglia viveva un mondo,
profondo, infinito, segreto e rotondo.
C’erano cieli che non han tramonto,
fiumi di luce e giardini in racconto.

Un intero universo fatto di suoni,
che non uscivano… per paura dei tuoni.
Lei li teneva, stretti nel petto,
perché nessuno li rompesse in dispetto.

“Se apro la voce, se mostro chi sono,
forse si spegne il mio piccolo dono.”
Così restava chiusa, senza parole,
mentre il mare le danzava attorno al sole.

Un giorno arrivò, da lontano lontano,
un bimbo-poeta col cuore in mano.
Non venne a pescare, né a prender conchiglie,
ma ad ascoltar le più mute meraviglie.

Camminava scalzo tra scogli d’inchiostro,
ascoltava i gabbiani e il sale nel vento.
Poi vide la conchiglia, ferma, discreta,
e la sentì… come fosse segreta.

“Tu non parli,” disse, “ma io ti sento.
Hai dentro il mare, l’amore, il talento.
Forse nessuno ti ha mai chiesto niente…
ma io ascolto anche chi resta silente.”

Si sedette accanto con carta e matita,
e scrisse parole mai udite in vita.
Non erano versi, né grandi canzoni,
ma chiavi leggere per cuori prigioni.

La conchiglia tremò, piano piano,
come una lacrima in un cuore umano.
E si aprì da sé, senza rumore,
lasciando uscire un bagliore d’amore.

Da dentro uscì una figura lucente,
una donna di luce, ma quasi trasparente,
che pareva fatta di cielo e sera,
di tutto ciò che il mondo dispera.

Aveva lo sguardo di chi ha troppo visto,
eppure sorrideva come un fiore mai tristo.
“Tu mi hai trovata, piccolo amico,
senza forzare, restando vicino.”

“Credevo che il mondo non volesse sapere
che dentro di me c'è un intero sentire.
Ma tu mi hai ascoltata senza domande…
ed io ora canto, più dolce di onde.”

Il bimbo sorrise, non disse parola,
ma scrisse una riga che il vento consola:
"Chi parla poco, spesso ha più dentro.
Chi sa ascoltare, illumina il centro." 

 

10 Settembre 2025 

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