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Ciò che è rimasto

Ci sono persone che amiamo senza che tra noi sia mai accaduto davvero qualcosa. Ed è difficile spiegare un sentimento quando non ha una storia da raccontare. Non ci sono promesse mantenute o promesse infrante. Nessun ricordo abbastanza grande da poterci tornare dentro. Nessun ultimo giorno da rimpiangere. Ci sono soltanto piccoli momenti. Uno sguardo rimasto dentro più a lungo del necessario. Una presenza che, senza sapere perché, ho cominciato ad aspettare. Il modo in cui cercavo di incrociare i suoi occhi. Una parola scambiata una volta, dei saluti che per un po' hanno fatto parte delle nostre giornate e che, poi, hanno smesso di esserci. Dettagli che per lei forse non hanno mai avuto lo stesso significato che avevano per me e che, invece, dentro di me hanno lentamente cominciato a significare qualcosa. È strano affezionarsi così. È strano arrivare a sentire tanto per qualcuno con cui si è parlato così poco, senza sapere nemmeno se si abbia il diritto di chiamarlo...

Quando il silenzio fiorisce


 

C’era una volta, nascosta nel mare,
una conchiglia difficile da trovare.
Non si apriva mai, non faceva rumore,
eppure da dentro brillava il suo cuore.

Le onde passavano senza insistere,
i pesci la guardavano senza capire.
“È vuota,” dicevano, “non canta, non splende.
Che strana creatura, che resta silente.”

Ma dentro la conchiglia viveva un mondo,
profondo, infinito, segreto e rotondo.
C’erano cieli che non han tramonto,
fiumi di luce e giardini in racconto.

Un intero universo fatto di suoni,
che non uscivano… per paura dei tuoni.
Lei li teneva, stretti nel petto,
perché nessuno li rompesse in dispetto.

“Se apro la voce, se mostro chi sono,
forse si spegne il mio piccolo dono.”
Così restava chiusa, senza parole,
mentre il mare le danzava attorno al sole.

Un giorno arrivò, da lontano lontano,
un bimbo-poeta col cuore in mano.
Non venne a pescare, né a prender conchiglie,
ma ad ascoltar le più mute meraviglie.

Camminava scalzo tra scogli d’inchiostro,
ascoltava i gabbiani e il sale nel vento.
Poi vide la conchiglia, ferma, discreta,
e la sentì… come fosse segreta.

“Tu non parli,” disse, “ma io ti sento.
Hai dentro il mare, l’amore, il talento.
Forse nessuno ti ha mai chiesto niente…
ma io ascolto anche chi resta silente.”

Si sedette accanto con carta e matita,
e scrisse parole mai udite in vita.
Non erano versi, né grandi canzoni,
ma chiavi leggere per cuori prigioni.

La conchiglia tremò, piano piano,
come una lacrima in un cuore umano.
E si aprì da sé, senza rumore,
lasciando uscire un bagliore d’amore.

Da dentro uscì una figura lucente,
una donna di luce, ma quasi trasparente,
che pareva fatta di cielo e sera,
di tutto ciò che il mondo dispera.

Aveva lo sguardo di chi ha troppo visto,
eppure sorrideva come un fiore mai tristo.
“Tu mi hai trovata, piccolo amico,
senza forzare, restando vicino.”

“Credevo che il mondo non volesse sapere
che dentro di me c'è un intero sentire.
Ma tu mi hai ascoltata senza domande…
ed io ora canto, più dolce di onde.”

Il bimbo sorrise, non disse parola,
ma scrisse una riga che il vento consola:
"Chi parla poco, spesso ha più dentro.
Chi sa ascoltare, illumina il centro." 

 

10 Settembre 2025 

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