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Ti avrei donato

  Ti avrei donato il silenzio del mattino, quando il mondo è ancora un foglio bianco, per stenderlo sotto i tuoi passi stanchi e farti camminare sulle nuvole, senza affanno. Ti avrei donato il riflesso della luna in un bicchiere, perché tu potessi bere luce nelle notti buie e trasformare ogni tua piccola paura in una perla da custodire nel palmo della mano. Ti avrei donato l’attimo esatto in cui il fiore sboccia, quel brivido invisibile che nessuno sa guardare, per dirti che la tua bellezza non vive nel tempo che passa, ma nell’incanto eterno che sai seminare restando. Ti avrei donato l’eco di ogni mia parola taciuta, quelle nascoste tra i battiti del cuore, per farne un mantello caldo contro il freddo della vita e ricordarti, in ogni istante, che non sei mai sola. Ti avrei donato l’orizzonte dove il cielo cade nel mare, quel confine sottile in cui l’impossibile si fa carezza, perché tu potessi sentire, nell’ultima vibrazione dell’aria, che ogni mio battito...

E se restare fosse amore


 

Quando l’altro tace,
e il silenzio si fa mare,
riesci a non nuotarci contro?
A lasciare che la quiete ti lambisca
senza chiamarla abbandono?

Sai dire “mi manchi”
come si dice “ti penso”,
senza travestirlo da accusa,
senza chiedere al cuore dell’altro
di battere al ritmo del tuo?

C’è un’eleganza nell’attesa,
una fedeltà gentile
nel distinguere il bisogno che nutre
dal desiderio che colora.

E dopo la tempesta,
puoi restare sulla riva,
a guardare le parole che affiorano lente,
senza sperare che l’altro
legga nelle tue pause il tuo cuore?

Quando la distanza arriva,
per stanchezza, per paura, per respiro,
puoi accoglierla come si accoglie la sera,
sapendo che anche l’ombra
ha la forma della luce?

Amare è accettare che l’altro
non sia la tua salvezza,
ma il tuo specchio più vero:
quello che riflette
non chi cerchi di essere,
ma chi sei quando smetti di fingere.

Riesci a calmarti da solo,
a posare la tua ansia
come un fiore sul tavolo,
senza aspettare che qualcuno
lo trovi bello per te?

Ci vuole coraggio
a non fare del confine una ferita,
a non leggere il silenzio come rifiuto,
a non confondere libertà con perdita.

Forse è questo, l’amore:
due solitudini che sanno toccarsi
senza annullarsi,
che scelgono di restare,
non per bisogno,
ma per stupore.

E in quell’istante,
dove niente è promesso
ma tutto è sentito,
il cuore,
finalmente,
non chiede più di essere amato:
ama.

 

(14 Dicembre 2025, ore 02.10) 

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