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Ciò che è rimasto

Ci sono persone che amiamo senza che tra noi sia mai accaduto davvero qualcosa. Ed è difficile spiegare un sentimento quando non ha una storia da raccontare. Non ci sono promesse mantenute o promesse infrante. Nessun ricordo abbastanza grande da poterci tornare dentro. Nessun ultimo giorno da rimpiangere. Ci sono soltanto piccoli momenti. Uno sguardo rimasto dentro più a lungo del necessario. Una presenza che, senza sapere perché, ho cominciato ad aspettare. Il modo in cui cercavo di incrociare i suoi occhi. Una parola scambiata una volta, dei saluti che per un po' hanno fatto parte delle nostre giornate e che, poi, hanno smesso di esserci. Dettagli che per lei forse non hanno mai avuto lo stesso significato che avevano per me e che, invece, dentro di me hanno lentamente cominciato a significare qualcosa. È strano affezionarsi così. È strano arrivare a sentire tanto per qualcuno con cui si è parlato così poco, senza sapere nemmeno se si abbia il diritto di chiamarlo...

Riposati nel mio fiato


Poggia la tua sera sul mio respiro.

Lascia che il cuore si ricomponga

tra le pieghe silenziose della mia spalla:

lì, ogni frammento conosce il ritorno a sé,

ogni assenza si fa pelle,

ogni tremore trova nome.


Non parlare —

le parole disturbano i battiti.

Resta.

Nel tempo in cui i corpi tacciono,

l’amore impara la sua lingua.


Sei stanca,

lo sento dal peso che lasci nell’aria,

dal modo in cui il tuo silenzio mi sfiora

come sguardo che non arriva agli occhi

ma si posa, invisibile, sulle ossa.


Riposati nel mio fiato.

Io sarò argine e riparo,

sarò confine dove l’inquietudine si arresta.

E quando il buio chiederà la conta dei sogni,

ne avrò custoditi abbastanza

per non lasciarti andare.



(18 Ottobre 2025 ore 02.35)

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