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Ciò che è rimasto

Ci sono persone che amiamo senza che tra noi sia mai accaduto davvero qualcosa. Ed è difficile spiegare un sentimento quando non ha una storia da raccontare. Non ci sono promesse mantenute o promesse infrante. Nessun ricordo abbastanza grande da poterci tornare dentro. Nessun ultimo giorno da rimpiangere. Ci sono soltanto piccoli momenti. Uno sguardo rimasto dentro più a lungo del necessario. Una presenza che, senza sapere perché, ho cominciato ad aspettare. Il modo in cui cercavo di incrociare i suoi occhi. Una parola scambiata una volta, dei saluti che per un po' hanno fatto parte delle nostre giornate e che, poi, hanno smesso di esserci. Dettagli che per lei forse non hanno mai avuto lo stesso significato che avevano per me e che, invece, dentro di me hanno lentamente cominciato a significare qualcosa. È strano affezionarsi così. È strano arrivare a sentire tanto per qualcuno con cui si è parlato così poco, senza sapere nemmeno se si abbia il diritto di chiamarlo...

A chi sa restare, nudo


 

Dare è un atto tremendo.
Non un gesto
una resa.
È dire:
“Ecco, sono questo.
Non quello che mostro,
ma ciò che tremo.”

È posare la propria ombra
nel palmo di un altro
e sperare che non la chiuda
come una colpa.

È offrirsi
prima del coraggio,
prima della parola,
prima di sapere
se ci sarà qualcuno
che resterà.

Perché il vero dono
non è ciò che si dà,
ma ciò che si lascia cadere.
La maschera.
La difesa.
L’attesa di essere compresi.

Si dà davvero
solo a chi ha mani fatte di silenzio,
non di bisogno.
Mani che non stringono,
ma contengono.
Che non chiedono forma,
né risposte.

Solo chi ha occhi
che non cercano bellezza,
ma verità
anche se è scomoda,
anche se è spoglia,
anche se fa male
può ricevere ciò che l’anima offre
quando si arrende.

Perché il cuore,
quando ama,
non si mostra.
Si consegna.
E solo pochi
sanno restare
quando lo vedono
così.

Così nudo.
Così umano.
Così vero
da ferire.

 

(24 Giugno 2025 ore 02.50) 

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