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Ti avrei donato

  Ti avrei donato il silenzio del mattino, quando il mondo è ancora un foglio bianco, per stenderlo sotto i tuoi passi stanchi e farti camminare sulle nuvole, senza affanno. Ti avrei donato il riflesso della luna in un bicchiere, perché tu potessi bere luce nelle notti buie e trasformare ogni tua piccola paura in una perla da custodire nel palmo della mano. Ti avrei donato l’attimo esatto in cui il fiore sboccia, quel brivido invisibile che nessuno sa guardare, per dirti che la tua bellezza non vive nel tempo che passa, ma nell’incanto eterno che sai seminare restando. Ti avrei donato l’eco di ogni mia parola taciuta, quelle nascoste tra i battiti del cuore, per farne un mantello caldo contro il freddo della vita e ricordarti, in ogni istante, che non sei mai sola. Ti avrei donato l’orizzonte dove il cielo cade nel mare, quel confine sottile in cui l’impossibile si fa carezza, perché tu potessi sentire, nell’ultima vibrazione dell’aria, che ogni mio battito...

A chi sa restare, nudo


 

Dare è un atto tremendo.
Non un gesto
una resa.
È dire:
“Ecco, sono questo.
Non quello che mostro,
ma ciò che tremo.”

È posare la propria ombra
nel palmo di un altro
e sperare che non la chiuda
come una colpa.

È offrirsi
prima del coraggio,
prima della parola,
prima di sapere
se ci sarà qualcuno
che resterà.

Perché il vero dono
non è ciò che si dà,
ma ciò che si lascia cadere.
La maschera.
La difesa.
L’attesa di essere compresi.

Si dà davvero
solo a chi ha mani fatte di silenzio,
non di bisogno.
Mani che non stringono,
ma contengono.
Che non chiedono forma,
né risposte.

Solo chi ha occhi
che non cercano bellezza,
ma verità
anche se è scomoda,
anche se è spoglia,
anche se fa male
può ricevere ciò che l’anima offre
quando si arrende.

Perché il cuore,
quando ama,
non si mostra.
Si consegna.
E solo pochi
sanno restare
quando lo vedono
così.

Così nudo.
Così umano.
Così vero
da ferire.

 

(24 Giugno 2025 ore 02.50) 

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