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L'illusione

  Credo nel vero, lo guardo con occhi di luce. Lo vesto d’ideale, ma lui si spoglia, crudo, reale. E io resto nudo nella mia delusione. Le sue parole, leggere, come piume intrise di fumo, si posano su ciò che speravo, e lo bruciano piano. Avevo visto un’anima dove c’era solo pelle, avevo sentito profondità dove c’era solo eco. Non mi ha mentito, ma io ho ascoltato solo ciò che volevo credere. E ora raccolgo pezzi del mio stesso ideale, caduto ai piedi di una verità che non mi aspettava.   (21 ottobre 2026 ore 03.45)

La crepa che respira


Non è nella corazza che l’anima respira,
ma nella crepa, nel fiato spezzato,
nella tenerezza che cede senza crollare,
che frana con grazia,
come neve stanca sotto il primo sole.

Ci hanno disegnato mappe di conquista,
ci hanno detto che il dolore è un nemico
e che la salvezza è un altare da erigere
con mani di ferro e spalle levigate dal silenzio.

Ma la verità, quella che giace tra le costole
quando tutto tace,
è fatta d’acqua e di perdono,
di memoria che sanguina,
di carezze lasciate in sospeso nel tempo.

La vera forza ha il passo lento
di chi ha smesso di fuggire,
il respiro fragile
di chi si è inginocchiato nel deserto
e ha chiamato per nome
ogni sua ombra.

Non c’è vittoria nell’indurirsi.
Non c’è salvezza nell’orgoglio eretto come bastione.
La rinascita è un atto di resa,
una genuflessione dell’essere
al mistero della propria nudità.

Bisogna avere il coraggio di non difendersi,
di attraversarsi come un pellegrino
che porta in dono al proprio cuore
una ciotola vuota e la sete.

E lì, nell’intimo altare del crollo,
quando le maschere giacciono a terra
come foglie dopo la tempesta,
la vita si accosta con passo d’infanzia,
non per redimere, ma per restare.

È in quel gesto,
un palmo aperto verso sé stessi,
un battito che non si affretta,
che avviene il miracolo:
la carne si fa radice,
la ferita si fa seme,
e dal pianto sgorga una lingua
che solo l’anima comprende:
la lingua del darsi tempo,
la grammatica della luce che non abbaglia,
ma accarezza i margini della notte
fino a farli fiorire.

E allora si rinasce.
Non perché si è vinto il buio,
ma perché si è avuto il coraggio
di abitarlo con gentilezza.

 

(12 Giugno 2025 ore 02.05)

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