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Ti avrei donato

  Ti avrei donato il silenzio del mattino, quando il mondo è ancora un foglio bianco, per stenderlo sotto i tuoi passi stanchi e farti camminare sulle nuvole, senza affanno. Ti avrei donato il riflesso della luna in un bicchiere, perché tu potessi bere luce nelle notti buie e trasformare ogni tua piccola paura in una perla da custodire nel palmo della mano. Ti avrei donato l’attimo esatto in cui il fiore sboccia, quel brivido invisibile che nessuno sa guardare, per dirti che la tua bellezza non vive nel tempo che passa, ma nell’incanto eterno che sai seminare restando. Ti avrei donato l’eco di ogni mia parola taciuta, quelle nascoste tra i battiti del cuore, per farne un mantello caldo contro il freddo della vita e ricordarti, in ogni istante, che non sei mai sola. Ti avrei donato l’orizzonte dove il cielo cade nel mare, quel confine sottile in cui l’impossibile si fa carezza, perché tu potessi sentire, nell’ultima vibrazione dell’aria, che ogni mio battito...

Anatomia del vero

 

Non c’è bisogno di pioggia per sentirsi acqua.
Il sangue ricorda
anche quando la memoria tace.

Tu, che vivi in superfici taglienti,
sei fatto della stessa sostanza delle domande
che nessuno ha il coraggio di porre.
Non sei risposta:
sei la lama che separa l’apparenza dalla sostanza.

La realtà non è un vestito che indossiamo,
ma una pelle che ci cammina addosso
senza chiederci permesso.

Guarda:
anche le pietre hanno una postura.
Anche il vento ha un’etica,
quando piega le cime degli alberi
senza spezzarle.

Essere vivo non è sopravvivere.
È sopportare la vertigine del pensiero,
è masticare l’eternità a piccoli morsi
senza farsene accorgere dagli altri.

Hai mai toccato un istante assoluto?
È simile al respiro che trattieni
quando qualcosa dentro di te si allarga
troppo per poter essere detto.

Siamo architetture di senso
progettate da un caos che ha studiato geometria.
Il caso, forse, è Dio
che ride in esametri.

Eppure eccoti:
tutto intero, tutto vero, tutto essenziale.
Non per sfidare,
ma per esistere con precisione.

E se qualcuno ti dice che sei troppo,
sorridi come chi sa che “troppo”
è solo una misura inventata
da chi teme la pienezza.

 

(23 Giugno 2025 ore 00.25) 


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