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Ti avrei donato

  Ti avrei donato il silenzio del mattino, quando il mondo è ancora un foglio bianco, per stenderlo sotto i tuoi passi stanchi e farti camminare sulle nuvole, senza affanno. Ti avrei donato il riflesso della luna in un bicchiere, perché tu potessi bere luce nelle notti buie e trasformare ogni tua piccola paura in una perla da custodire nel palmo della mano. Ti avrei donato l’attimo esatto in cui il fiore sboccia, quel brivido invisibile che nessuno sa guardare, per dirti che la tua bellezza non vive nel tempo che passa, ma nell’incanto eterno che sai seminare restando. Ti avrei donato l’eco di ogni mia parola taciuta, quelle nascoste tra i battiti del cuore, per farne un mantello caldo contro il freddo della vita e ricordarti, in ogni istante, che non sei mai sola. Ti avrei donato l’orizzonte dove il cielo cade nel mare, quel confine sottile in cui l’impossibile si fa carezza, perché tu potessi sentire, nell’ultima vibrazione dell’aria, che ogni mio battito...

Il Giardino dei Sogni Finiti


 

C’era un giardino nascosto tra le luci dei sogni,
dove il cielo non era blu, ma d’argento liquido,
e le stelle, timide come bambini,
si nascondevano nei fiori che si aprivano a mezzanotte.
Le nuvole non fluttuavano, ma danzavano,
vestite di seta e di polvere di luna,
e ogni volta che si sfioravano,
il mondo intero tremava di incanto.

Nel cuore del giardino, non c'era terra,
ma un mare di luci che galleggiavano come foglie d’oro,
e ogni onda era un sussurro,
un segreto che il vento raccontava a chi sapeva ascoltare.
Non c’erano sentieri,
ma fiumi di cristallo che scorrevano sotto i piedi,
portando con sé sogni intatti,
come gemme che brillavano in ogni angolo del mondo.

Ogni fiore che sbocciava non era fatto di petali,
ma di luci tremolanti,
e ogni respiro che prendevi era un battito di stelle,
che ti accarezzavano il cuore con dolcezza infinita.
Le farfalle non volavano,
ma sospiravano sospese nell’aria,
e il loro battito d’ali era il suono di una risata lontana
un sorriso che scivolava lungo la pelle del cielo.

Nel giardino c’era un bambino,
con gli occhi pieni di sogni e capelli di vento,
che non camminava,
ma correva su arcobaleni che sorgevano da terra,
e ogni passo che faceva si trasformava in un fiore,
ogni parola che pronunciava, una melodia segreta
che faceva ballare il mondo intero.
Lui raccoglieva i sogni come frutti d’argento,
li intrecciava nelle sue mani di nuvola,
e li offriva alle stelle,
che li prendevano e li rendevano realtà.

Ogni angolo del giardino raccontava una fiaba,
dove i draghi non sputavano fuoco,
ma d’oro liquido,
e i cavalli non correvano sulla terra,
ma sulle ali di vento che disegnavano cieli nuovi.
Ogni passo nel giardino era un inno di bellezza,
un canto che non finiva mai,
e il tempo stesso si fermava
per ascoltare le risate che nascevano da ogni cuore.

Eppure, quando il giardino spariva all’alba,
non era una fine,
ma solo l'inizio di un sogno che non finisce mai,
perché in ogni bambino che gioca nel cuore,
vive una parte di quel giardino,
un angolo segreto dove la luce non muore mai,
e dove i sogni non smettono di volare.

 

(18 Luglio 2025)

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