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Ti avrei donato

  Ti avrei donato il silenzio del mattino, quando il mondo è ancora un foglio bianco, per stenderlo sotto i tuoi passi stanchi e farti camminare sulle nuvole, senza affanno. Ti avrei donato il riflesso della luna in un bicchiere, perché tu potessi bere luce nelle notti buie e trasformare ogni tua piccola paura in una perla da custodire nel palmo della mano. Ti avrei donato l’attimo esatto in cui il fiore sboccia, quel brivido invisibile che nessuno sa guardare, per dirti che la tua bellezza non vive nel tempo che passa, ma nell’incanto eterno che sai seminare restando. Ti avrei donato l’eco di ogni mia parola taciuta, quelle nascoste tra i battiti del cuore, per farne un mantello caldo contro il freddo della vita e ricordarti, in ogni istante, che non sei mai sola. Ti avrei donato l’orizzonte dove il cielo cade nel mare, quel confine sottile in cui l’impossibile si fa carezza, perché tu potessi sentire, nell’ultima vibrazione dell’aria, che ogni mio battito...

Lùna e la Luna


 

 

C’era una bambina dal nome di cielo,
che parlava ai silenzi, con voce di velo.
Non correva tra giochi, né cercava rumore,
ma inventava mondi col solo cuore.

Sedeva ogni sera sul tetto di casa,
tra sogni sospesi e l’ombra che passa.
Guardava la Luna, le parlava piano,
con voce di vento e un fiore in mano.

"Sei sola lassù?" sussurrava leggera,
"Vorrei che volassi, non solo stasera.
Se potessi, ti donerei un sentiero
fatto di stelle, d’argento e mistero."

La Luna la udì, si piegò come neve,
scese sul tetto, tremante e lieve.
Le sfiorò il viso con luce sincera,
e fu subito alba, sebbene fosse sera.

"Tu che mi guardi e non chiedi niente,
mi hai reso viva, mi hai resa presente.
Per te volerò, bambina di sogno,
ti mostrerò un mondo che non ha bisogno
di mura, di limiti, di cieli chiusi,
solo di occhi spalancati e cuori puri."

E la portò via, senza un rumore,
dove la fantasia diventa colore.
Sorvolarono mari che il giorno ignora,
campi di luna, stagioni di aurora.

Videro balene che cantano in coro,
foreste di vetro, montagne d’oro,
e in ogni luogo, nascosto e profondo,
viveva un frammento del loro mondo.

Alla fine la Luna le porse una chiave,
di luce, di tempo, di stoffa soave.
"Conservala bene," disse con tono,
"apre ogni cuore che ha perso il dono."

Lùna tornò, ma nulla era uguale.
Il villaggio sembrava più lieve, più reale.
E quando parlava, perfino il silenzio
si sedeva ad ascoltare, come un incanto.

E ogni notte, quel tetto sognante
diventa un altare per chi è viaggiante:
la Luna la cerca, la stringe nel cielo,
due luci vicine, due anime in volo.

 

(20 Luglio 2025 ore 00.16) 

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