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Ciò che è rimasto

Ci sono persone che amiamo senza che tra noi sia mai accaduto davvero qualcosa. Ed è difficile spiegare un sentimento quando non ha una storia da raccontare. Non ci sono promesse mantenute o promesse infrante. Nessun ricordo abbastanza grande da poterci tornare dentro. Nessun ultimo giorno da rimpiangere. Ci sono soltanto piccoli momenti. Uno sguardo rimasto dentro più a lungo del necessario. Una presenza che, senza sapere perché, ho cominciato ad aspettare. Il modo in cui cercavo di incrociare i suoi occhi. Una parola scambiata una volta, dei saluti che per un po' hanno fatto parte delle nostre giornate e che, poi, hanno smesso di esserci. Dettagli che per lei forse non hanno mai avuto lo stesso significato che avevano per me e che, invece, dentro di me hanno lentamente cominciato a significare qualcosa. È strano affezionarsi così. È strano arrivare a sentire tanto per qualcuno con cui si è parlato così poco, senza sapere nemmeno se si abbia il diritto di chiamarlo...

Lùna e la Luna


 

 

C’era una bambina dal nome di cielo,
che parlava ai silenzi, con voce di velo.
Non correva tra giochi, né cercava rumore,
ma inventava mondi col solo cuore.

Sedeva ogni sera sul tetto di casa,
tra sogni sospesi e l’ombra che passa.
Guardava la Luna, le parlava piano,
con voce di vento e un fiore in mano.

"Sei sola lassù?" sussurrava leggera,
"Vorrei che volassi, non solo stasera.
Se potessi, ti donerei un sentiero
fatto di stelle, d’argento e mistero."

La Luna la udì, si piegò come neve,
scese sul tetto, tremante e lieve.
Le sfiorò il viso con luce sincera,
e fu subito alba, sebbene fosse sera.

"Tu che mi guardi e non chiedi niente,
mi hai reso viva, mi hai resa presente.
Per te volerò, bambina di sogno,
ti mostrerò un mondo che non ha bisogno
di mura, di limiti, di cieli chiusi,
solo di occhi spalancati e cuori puri."

E la portò via, senza un rumore,
dove la fantasia diventa colore.
Sorvolarono mari che il giorno ignora,
campi di luna, stagioni di aurora.

Videro balene che cantano in coro,
foreste di vetro, montagne d’oro,
e in ogni luogo, nascosto e profondo,
viveva un frammento del loro mondo.

Alla fine la Luna le porse una chiave,
di luce, di tempo, di stoffa soave.
"Conservala bene," disse con tono,
"apre ogni cuore che ha perso il dono."

Lùna tornò, ma nulla era uguale.
Il villaggio sembrava più lieve, più reale.
E quando parlava, perfino il silenzio
si sedeva ad ascoltare, come un incanto.

E ogni notte, quel tetto sognante
diventa un altare per chi è viaggiante:
la Luna la cerca, la stringe nel cielo,
due luci vicine, due anime in volo.

 

(20 Luglio 2025 ore 00.16) 

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