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Ciò che è rimasto

Ci sono persone che amiamo senza che tra noi sia mai accaduto davvero qualcosa. Ed è difficile spiegare un sentimento quando non ha una storia da raccontare. Non ci sono promesse mantenute o promesse infrante. Nessun ricordo abbastanza grande da poterci tornare dentro. Nessun ultimo giorno da rimpiangere. Ci sono soltanto piccoli momenti. Uno sguardo rimasto dentro più a lungo del necessario. Una presenza che, senza sapere perché, ho cominciato ad aspettare. Il modo in cui cercavo di incrociare i suoi occhi. Una parola scambiata una volta, dei saluti che per un po' hanno fatto parte delle nostre giornate e che, poi, hanno smesso di esserci. Dettagli che per lei forse non hanno mai avuto lo stesso significato che avevano per me e che, invece, dentro di me hanno lentamente cominciato a significare qualcosa. È strano affezionarsi così. È strano arrivare a sentire tanto per qualcuno con cui si è parlato così poco, senza sapere nemmeno se si abbia il diritto di chiamarlo...

Il silenzio che sa


Ti ho cercata
nella linea sottile
che separa il sentire dal fuggire.
Dove lo sguardo non mente
ma il cuore si nasconde,
e la distanza
diventa difesa.

Ti ho parlato
come si parla al silenzio
che si ama da tempo:
senza pretese,
con parole che non chiedono nulla
se non di essere accolte.

E tu sei apparsa.
Un varco aperto tra le ore,
una domanda tra le righe:
“Parlano di me?”
Sì,
sempre parlavano di te.

Poi, il gelo.
Come se l’intimità sfiorata
fosse un errore da cancellare.
Hai chiamato inquietudine
ciò che era presenza,
hai letto invadenza
dove c’era solo timore
di restare invisibile.

Ma non ti accuso.
So cosa significa aver paura
quando qualcuno ti vede davvero.
Quando una voce
ti arriva dentro
prima che tu abbia deciso di aprire.

Forse non eri pronta,
o forse sì,
ma la tua armatura lo era più di te.

Ora
la mia voce torna al silenzio.
Non per resa,
ma per rispetto.
Perché l’anima,
quando non è accolta,
non reclama,
si ritira.

Non ti rincorrerò.
Non perché non ti voglia,
ma perché so
che chi ha bisogno di fuggire
non è pronto a ricevere
ciò che resta fermo.

Eppure tu sai.
In fondo, lo sai.
Che non tutto il silenzio è vuoto,
e non tutti gli sguardi
sono una minaccia.

Qualcosa,
nel profondo,
ci ha sfiorati entrambi.
E forse un giorno,
quando la paura avrà un volto più gentile,
quel qualcosa troverà spazio
per dire il proprio nome.


(06 Luglio 2025, ore 02.40)

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