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Ti avrei donato

  Ti avrei donato il silenzio del mattino, quando il mondo è ancora un foglio bianco, per stenderlo sotto i tuoi passi stanchi e farti camminare sulle nuvole, senza affanno. Ti avrei donato il riflesso della luna in un bicchiere, perché tu potessi bere luce nelle notti buie e trasformare ogni tua piccola paura in una perla da custodire nel palmo della mano. Ti avrei donato l’attimo esatto in cui il fiore sboccia, quel brivido invisibile che nessuno sa guardare, per dirti che la tua bellezza non vive nel tempo che passa, ma nell’incanto eterno che sai seminare restando. Ti avrei donato l’eco di ogni mia parola taciuta, quelle nascoste tra i battiti del cuore, per farne un mantello caldo contro il freddo della vita e ricordarti, in ogni istante, che non sei mai sola. Ti avrei donato l’orizzonte dove il cielo cade nel mare, quel confine sottile in cui l’impossibile si fa carezza, perché tu potessi sentire, nell’ultima vibrazione dell’aria, che ogni mio battito...

Il silenzio che sa


Ti ho cercata
nella linea sottile
che separa il sentire dal fuggire.
Dove lo sguardo non mente
ma il cuore si nasconde,
e la distanza
diventa difesa.

Ti ho parlato
come si parla al silenzio
che si ama da tempo:
senza pretese,
con parole che non chiedono nulla
se non di essere accolte.

E tu sei apparsa.
Un varco aperto tra le ore,
una domanda tra le righe:
“Parlano di me?”
Sì,
sempre parlavano di te.

Poi, il gelo.
Come se l’intimità sfiorata
fosse un errore da cancellare.
Hai chiamato inquietudine
ciò che era presenza,
hai letto invadenza
dove c’era solo timore
di restare invisibile.

Ma non ti accuso.
So cosa significa aver paura
quando qualcuno ti vede davvero.
Quando una voce
ti arriva dentro
prima che tu abbia deciso di aprire.

Forse non eri pronta,
o forse sì,
ma la tua armatura lo era più di te.

Ora
la mia voce torna al silenzio.
Non per resa,
ma per rispetto.
Perché l’anima,
quando non è accolta,
non reclama,
si ritira.

Non ti rincorrerò.
Non perché non ti voglia,
ma perché so
che chi ha bisogno di fuggire
non è pronto a ricevere
ciò che resta fermo.

Eppure tu sai.
In fondo, lo sai.
Che non tutto il silenzio è vuoto,
e non tutti gli sguardi
sono una minaccia.

Qualcosa,
nel profondo,
ci ha sfiorati entrambi.
E forse un giorno,
quando la paura avrà un volto più gentile,
quel qualcosa troverà spazio
per dire il proprio nome.


(06 Luglio 2025, ore 02.40)

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