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Ti avrei donato

  Ti avrei donato il silenzio del mattino, quando il mondo è ancora un foglio bianco, per stenderlo sotto i tuoi passi stanchi e farti camminare sulle nuvole, senza affanno. Ti avrei donato il riflesso della luna in un bicchiere, perché tu potessi bere luce nelle notti buie e trasformare ogni tua piccola paura in una perla da custodire nel palmo della mano. Ti avrei donato l’attimo esatto in cui il fiore sboccia, quel brivido invisibile che nessuno sa guardare, per dirti che la tua bellezza non vive nel tempo che passa, ma nell’incanto eterno che sai seminare restando. Ti avrei donato l’eco di ogni mia parola taciuta, quelle nascoste tra i battiti del cuore, per farne un mantello caldo contro il freddo della vita e ricordarti, in ogni istante, che non sei mai sola. Ti avrei donato l’orizzonte dove il cielo cade nel mare, quel confine sottile in cui l’impossibile si fa carezza, perché tu potessi sentire, nell’ultima vibrazione dell’aria, che ogni mio battito...

Sotto un cielo realista


 


Nel mondo di luci e ombre, dove la realtà si staglia, noi siamo viandanti, sognatori con piedi di argilla.

Essere realisti non è arrendersi, né rinunciare ai sogni che danzano, ma è abbracciare la terra, sentire il suo battito costante.

Realisti, come foglie al vento, che sanno quando cadere, ma anche quando risorgere, nutrendo la radice nascosta.

Non siamo eroi di leggenda, né poeti di mondi irreali, ma custodi di verità, tra le pieghe del quotidiano.

Essere realisti è un viaggio, una danza tra luce e ombra, dove la saggezza si intreccia, con la dolce follia dei sogni.

Così, con occhi aperti e cuore saldo, camminiamo sulla linea sottile, tra il possibile e l’impossibile.

Esseri realisti, ma mai prigionieri.


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