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Ho sempre creduto

  Ho sempre creduto che la vita parlasse sottovoce. Che le verità più profonde non avessero bisogno di alzare la voce, perché abitano i silenzi. Il rumore passa, il silenzio resta. È lì che il cuore, quando trova il coraggio di ascoltare, riconosce ciò che conta davvero. Ho sempre creduto che gli alberi custodissero un'antica sapienza. Li ho visti perdere ogni foglia senza ribellarsi al vento. Restare nudi davanti all'inverno, senza vivere quella nudità come una sconfitta. Sanno che nessuna primavera nasce senza aver attraversato il freddo. Per questo non hanno paura di lasciare andare. Noi, invece, ci aggrappiamo a ciò che se ne vuole andare, dimenticando che perfino la natura fiorisce solo dopo aver imparato a perdere. Ho sempre creduto che il mare fosse la confessione più sincera dell'anima. In superficie si agita, si infrange, sembra combattere contro ogni scoglio. Ma basta andare un po' più a fondo e tutto cambia. Là sotto esiste un silenzio che nessu...

Il bambino che saliva sugli alberi

 

 


 Ero io, il bambimo che saliva sugli alberi,
insieme ai gatti, in cerca di silenzio,
di quella pace che solo la natura poteva darmi,
dove il mondo svaniva e il cuore trovava il suo respiro.

Ogni giorno, salivo più in alto,
su rami che mi conoscevano come un vecchio amico,
mentre le fronde sussurravano segreti che solo io potevo ascoltare.
Sentivo le emozioni degli alberi,
la loro gioia quando il vento li accarezzava,
la loro tristezza quando una foglia cadeva al suolo,
come se ognuno di loro fosse una parte di me.

I gatti, i miei compagni di avventura,
erano sempre lì, con occhi profondi, pieni di saggezza,
che vedevano oltre ciò che si mostrava,
capivano senza parlare, sapevano del mio cuore,
e mi guidavano nei silenzi degli alberi del quartiere,
un quartiere che, per me, era una foresta nascosta tra le case.

Amavo coltivare le piante sotto casa,
ogni seme che piantavo diventava un piccolo mondo,
un angolo di vita che cresceva lentamente,
come il mio cuore, che imparava a battere insieme a loro.
Ogni fiore, ogni foglia che si apriva,
era un dono, un piccolo miracolo che mi faceva sentire parte di qualcosa di più grande.
E a settembre, quando il caldo cedeva al fresco,
mi perdevo a osservare i formicai,
quei piccoli mondi sotto terra che si animavano,
un laboratorio segreto di vita e lavoro incessante.
C'era qualcosa di affascinante nel loro movimento,
nella loro danza instancabile, che mi faceva sentire vicino a loro,
come se fossimo tutti impegnati a costruire qualcosa insieme,
senza mai fermarci.

Sapevo di essere diverso,
eppure non me ne preoccupavo.
Ogni volta che guardavo il mondo,
vedevo le sue emozioni,
ogni rumore, ogni movimento, ogni respiro,
era carico di significato.
Sentivo il dolore di un animale ferito,
la speranza di una pianta che cercava la luce,
e il mio cuore, che non riusciva a staccarsi da tutto questo.

C’era una solitudine che mi accompagnava,
non quella fisica, ma quella dell’anima,
di chi sente troppo, di chi percepisce ogni battito,
ogni vibrazione, ogni emozione,
come se il mondo intero fosse dentro di me.
Era difficile, a volte, portare quel peso,
soprattutto quando nessun altro sembrava sentire lo stesso,
quando il mondo mi appariva cieco a ciò che davvero conta.

Ma nonostante tutto, nonostante quella solitudine
che sembrava inseguirmi,
sapevo che non ero mai davvero solo.
Gli alberi, i gatti, il vento…
erano con me, nel mio respiro, nel mio cuore.
E anche quando mi sentivo sopraffatto,
sapevo che la natura, in tutto ciò che era vivo,
mi avrebbe sempre trovato un posto dove appartenevo.

E oggi, quel bambino è un uomo maturo.
Il tempo è passato, ma il legame non è cambiato,
il mio cuore, che ancora sente ogni battito della terra,
è cresciuto, ma non ha perso nulla di quella sensibilità.
E anche se ora cammino tra le strade di un mondo che corre,
so che il mio posto è ancora lì,
dove la natura mi parla in silenzio,
dove posso ascoltare il battito del cuore dell’universo.

Oggi guardo il cielo e vedo quel bambino,
ancora dentro di me, che sale sugli alberi,
che sente la connessione profonda con tutto ciò che è vivo.
E forse, in fondo, sono sempre quel bambino,
perché in me, la natura non ha mai smesso di parlare.
E mentre il vento mi accarezza il viso,
mentre il cielo mi osserva con occhi antichi,
so che, qualunque cosa accada,
non sarò mai veramente solo.
Perché il respiro degli alberi è il mio,
e la loro solitudine, che ho sentito un tempo,
è diventata la mia casa,
una casa che non cambia mai.

 

 04 Febbraio 2025

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