Passa ai contenuti principali

In primo piano

Ti avrei donato

  Ti avrei donato il silenzio del mattino, quando il mondo è ancora un foglio bianco, per stenderlo sotto i tuoi passi stanchi e farti camminare sulle nuvole, senza affanno. Ti avrei donato il riflesso della luna in un bicchiere, perché tu potessi bere luce nelle notti buie e trasformare ogni tua piccola paura in una perla da custodire nel palmo della mano. Ti avrei donato l’attimo esatto in cui il fiore sboccia, quel brivido invisibile che nessuno sa guardare, per dirti che la tua bellezza non vive nel tempo che passa, ma nell’incanto eterno che sai seminare restando. Ti avrei donato l’eco di ogni mia parola taciuta, quelle nascoste tra i battiti del cuore, per farne un mantello caldo contro il freddo della vita e ricordarti, in ogni istante, che non sei mai sola. Ti avrei donato l’orizzonte dove il cielo cade nel mare, quel confine sottile in cui l’impossibile si fa carezza, perché tu potessi sentire, nell’ultima vibrazione dell’aria, che ogni mio battito...

Un fastidio senza fine


 

Nel regno della solitudine, dove nessuno può vedere,

un prurito sorge, libero come può essere.

Un grattacielo di disagio, un fastidio senza fine,

nasce nel profondo, dove il sole non splende.

 

Con un gesto furtivo, un sollievo da trovare,

una danza discreta, che nessuno può biasimare.

Un grattarsi il deretano, un atto così umano,

un momento di pace, lontano dal profano.

 

Ma ricorda, caro amico, quando ti gratti con ardore,

fallo con discrezione, per favore.

Perché nel grande teatro della vita e del suo gioco,

un grattarsi il deretano è un atto privato, lo sappiamo.


 

(Ispirata da uno sconosciuto che si grattava con veemenza pur sapendo di essere visto) 

 

19.02.2024 ore 17:30 - Momento di Alta Poesia  😁👍

 

Commenti

Post più popolari