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Ti avrei donato

  Ti avrei donato il silenzio del mattino, quando il mondo è ancora un foglio bianco, per stenderlo sotto i tuoi passi stanchi e farti camminare sulle nuvole, senza affanno. Ti avrei donato il riflesso della luna in un bicchiere, perché tu potessi bere luce nelle notti buie e trasformare ogni tua piccola paura in una perla da custodire nel palmo della mano. Ti avrei donato l’attimo esatto in cui il fiore sboccia, quel brivido invisibile che nessuno sa guardare, per dirti che la tua bellezza non vive nel tempo che passa, ma nell’incanto eterno che sai seminare restando. Ti avrei donato l’eco di ogni mia parola taciuta, quelle nascoste tra i battiti del cuore, per farne un mantello caldo contro il freddo della vita e ricordarti, in ogni istante, che non sei mai sola. Ti avrei donato l’orizzonte dove il cielo cade nel mare, quel confine sottile in cui l’impossibile si fa carezza, perché tu potessi sentire, nell’ultima vibrazione dell’aria, che ogni mio battito...

La donna al chiaro di luna


 

In una notte serena, il cielo era adornato da un tappeto di stelle scintillanti, e la luna piena splendeva con un bagliore argentato. In riva al mare, una figura solitaria camminava lungo la spiaggia, i suoi passi leggeri lasciavano tracce sulla sabbia umida. Era una donna dai capelli lunghi come la notte e occhi profondi come l’oceano.

Ogni notte, al chiaro di luna, ella veniva a cercare conforto nell’abbraccio del mare. La luce lunare accarezzava il suo volto, rivelando una bellezza eterea, quasi soprannaturale. Non era una donna comune, ma una creatura di un altro mondo, un angelo caduto o forse una dea dimenticata.

Con un sospiro che sembrava portare con sé i segreti del cosmo, si sedette su una roccia, fissando l’orizzonte dove il cielo incontra il mare. Il vento giocava con i suoi capelli, e le onde sussurravano melodie antiche, solo lei poteva comprendere.

“Perché sei qui?” chiese una voce alle sue spalle. Si voltò per trovare un pescatore, un uomo dal volto segnato dal tempo e dal sole. “Vengo per ricordare,” rispose lei con una voce che sembrava un’armonia di mille voci. “Ricordare cosa?” insistette l’uomo. “Ricordare chi ero, chi sono, e chi sarò,” disse lei, rivolgendo lo sguardo verso la luna.

Il pescatore non comprese le sue parole, ma sentì nel cuore che quella donna era un mistero troppo grande per essere risolto. Si limitò a sedersi accanto a lei, condividendo il silenzio e la meraviglia di quella notte illuminata dalla luna.

E così, ogni luna piena, la donna al chiaro di luna e il pescatore si incontravano, iniziarono a parlare, a conoscersi e insieme crearono un forte legame che riempiva le loro anime. 

E la luna, testimone di questo legame, continuava a brillare, eterna e immutabile.

 

(18 Aprile 2024 ore 01.25)

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